Crisi di coppia: quando manca il desiderio

Siamo alle solite, pensavi che a te e alla tua coppia non potesse succedere e invece eccovi lì, a vivere proprio quello che inizia ad essere il primo passo verso la calma piatta che tutto spegne: la mancanza del desiderio a letto.

Non solo a letto! ovunque!
Magari fosse solo a letto. Sarebbe un ottimo spunto per inventarsi nuovi scenari, nuovi punti di piacere, nuove parole sussurrate. E invece niente. Nulla di nulla.

Però si sa, c’è amore, c’è rispetto, c’è tenerezza. E poi la casa, la famiglia, i figli, il lavoro, il proprio spazio personale.
E poi, che sarà mai? in fondo è normale no? succede a tutti. Mica bisognerà farsene un dramma.

No certo, un dramma no. Però tu intanto qualche domanda te la fai. E te la dirò tutta. A farti qualche domanda fai bene, perché la fase del desiderio è una fase decisiva all’interno della coppia. Ed è un segnale da prendere in considerazione.

Iniziamo conoscendo un pò di storia…

Fisiologia della risposta sessuale

Intorno agli anni 60, il ginecologo Williams Masters e la psicologa Virginia Johnson raccolsero per la prima volta dati sistematici e sperimentali sulla sessualità umana (oltre 10.000 episodi) e descrissero le diverse fasi da loro osservate di come funziona la risposta sessuale nel libro del 1966 “La risposta sessuale dell’uomo e della donna”.

Queste sono le 4 fasi della risposta sessuale da loro individuate:
1) fase dell’eccitazione
2) fase di plateau
3) fase orgasmica
4) fase della risoluzione.

L’aver suddiviso in vari step la fisiologia della risposta sessuale, ha permesso di definirne chiaramente il funzionamento e, laddove si manifesta, la patologia.

Fu solo in seguito però che si comprese l’importanza del desiderio e venne inserito a pieno titolo tra le fasi della risposta sessuale che divennero quindi 5:

1) fase del desiderio
2) fase dell’eccitazione
3) fase di plateau
4) fase orgasmica
5) fase della risoluzione

Conoscere nel dettaglio queste fasi permette di avere una mappa per comprendere meglio cosa succede nella vita sessuale di una persona e della sua coppia.

Gianna e Valeria: stesso problema -dolore sessuale- ma cause diverse

Il conoscere le fasi della riposta sessuale, nonché l’aver considerato anche la fase del desiderio, ha permesso di fare un balzo in avanti nel comprendere i motivi che possono sottostare a una temporanea o continuativa difficoltà durante il rapporto sessuale.
Vediamo come attraverso la storia di due donne diverse: Gianna e Valeria.

Gianna e Valeria sono donne che hanno entrambe dolore sessuale durante la penetrazione eppure le cause sono diverse. Comprendere da dove ha origine dà i giusti indizi nel trovare la strada da percorrere.

La storia di Gianna:

Gianna è una donna che ha una forte attrazione verso il partner. Lo ama e prova piacere nel vederlo, nell’accarezzarlo e nel desiderarlo. Si sente amata da lui e vuole fare l’amore. Però, durante la penetrazione, prova dolore. Da dopo il parto soffre di dispareunia, il termine medico per indicare questa difficoltà.
Gianna ha da poco avuto un bimbo. Sono tutti felicissimi! Nonostante volesse un parto naturale, ha però avuto un parto vaginale con episiotomia. Se vuoi conoscere la differenza, ti consiglio la lettura di questo articolo: parto naturale, siamo sicuri? 

Questa ferita le procura ancora dolori e fa fatica ad aprirsi.
Nel tempo, se dovesse trascurarla o minimizzarla sia dal punto di vista fisico che psicologico, potrà associare questo dolore ad ogni penetrazione e poi, anche quando la ferita fisica sarà totalmente guarita, potrà anticipare mentalmente la paura di provare dolore durante la penetrazione.
L’anticipazione mentale avrà l’effetto indesiderato di far chiudere la muscolatura pelvica rendendo difficile l’entrata del pene in vagina e facendo provare a Gianna dolore. Questo meccanismo, se non viene reso cosciente e consapevole, alla lunga potrà portare anche a problemi di desiderio nella coppia.

Gianna quindi inizialmente non ha alcun problema di desiderio. Anzi, ne ha molto! Ha però da prendersi cura della sua ferita con dolcezza, pazienza e attenzione, sia dal punto di vista fisico che psicologico, così da potersi poi vivere con serenità l’atto d’amore con il suo uomo e continuare a mantenere vivo il desiderio e l’interesse reciproco.

La storia di Valeria:

Valeria invece non ha più desiderio nei confronti del partner, è svogliata. Nessuno stimolo erotico e sessuale in realtà la coinvolge. Non ha più nemmeno voglia di masturbarsi. E’ come se la sessualità fosse passata totalmente in secondo piano nella sua vita. Se ne rende conto però, non avendo nessun desiderio sessuale, lo vive con tranquillità. Diviene per lei un problema quando il suo partner le si avvicina.

Più volte lui, che ancora la desidera e vuole fare l’amore con lei, le propone di incontrarsi nudi nel letto ed accarezzarsi. Lei ogni tanto cede per “accontentarlo” e per vedere se qualcosa dentro di lei si accende. Però, non provando desiderio, non si lubrifica e l’entrata del pene nella vagina le provoca dolore. Anche lei, in quel momento della sua vita, soffre di dispareunia. In realtà, potremmo dire che è la coppia a soffrirne, perché ogni problema sessuale coinvolge entrambi.

Valeria, come Gianna, prova dolore sessuale durante la penetrazione, ma il suo motivo è differente. Anche Valeria ha da ascoltarsi profondamente e prendersi cura di se stessa. Lei in particolare ha da comprendere da quando ha iniziato a non provare più desiderio sessuale e a capire se è collegato solo alla sua coppia oppure alla sessualità in generale.
Valeria ha da rispettarsi, sapendo dire no quando non vuole avere un rapporto sessuale e trovare uno spazio per se stessa di riflessione ed ascolto profondo per comprendere i segnali e i messaggi che il suo corpo le sta mandando.

La fase del desiderio: un indicatore prezioso per ascoltarsi

Come abbiamo visto nelle storie di Gianna e Valeria, la presenza o assenza del desiderio nella coppia fa da cartina tornasole per ciò che stanno vivendo profondamente nella loro vita.
Come ogni segnale, quello dell’assenza o presenza del desiderio va ascoltato e preso in considerazione, senza allarmarsi troppo ma anche senza trascurarlo.
E’ un messaggio (il Me Saggio) che accolto e compreso, porterà a nuovi equilibri e ad un migliore benessere.

 

 

 

di Simona Vanetti

Psicologa, artista, formatrice 

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