Il Metodo Montessori: la mia esperienza di mamma

Il Metodo Montessori nell’esperienza di una mamma che sono 11 anni che manda i propri figli alla Montessori. Perché l’esperienza Montessori è stata così importante per lei e la sua famiglia.

 

Sono una mamma innamorata del Metodo Montessori. Me ne sono innamorata perchè ho visto i miei figli crescere nel rispetto delle loro individualità anche nell’ambiente scolastico,  che da quando erano bambini stanno costruendo il loro essere uomini del futuro nella piena autostima e nell’amore verso il prossimo e verso ciò che li circonda.

I miei figli vanno alla scuola a Metodo Montessori da anni, il primo aveva 3 anni e ora ne ha 14, il secondo ha messo piede in una Casa dei Bambini nella fascia porta bebè pochi giorni dopo essere nato ?

La Montessori ha cambiato, profondamente, la vita della nostra famiglia. Io ero una mamma montessoriana prima di conoscere la Montessori e questo ha fatto sì che la sentissi fortemente vicina quando l’ho scoperta.

Voglio quindi raccontarti oggi la mia esperienza con il Metodo Montessori, vista con gli occhi di una mamma: una storia che è iniziata 11 anni fa e continua ancora oggi.

 

La mia esperienza con il Metodo Montessori

La mia esperienza con il Metodo Montessori comincia con la crisi del mio primogenito alla scuola materna. Luca era rimasto con me fino a quel momento. La mia intenzione di tornare a lavorare presto si era dissolta mano a mano che mi rendevo conto dell’esigenza di mio figlio: aveva bisogno di me in questo periodo cruciale della sua esistenza. Da qui la decisione di dargli i primi 3 anni, sebbene con sacrificio, di altissimo contatto, sicura che questo periodo lo avrebbe reso forte e fatto sì che l’ingresso alla scuola materna fosse meno traumatico.

Niente di più sbagliato: Luca andò in crisi profonda, ma non come mi sarei aspettata, con pianti infiniti a scuola. No, andò in crisi il suo fisico. Lui bimbo generalmente sanissimo iniziò ad ammalarsi e ad intristirsi. Quando io o suo papà ci avvicinavamo per dargli le medicine dicendo “prendila così guarisci” ci rispondeva “io non voglio guarire, perché se guarisco devo tornare all’asilo“. Tornò all’asilo solo mezza giornata. Avevo provato a lasciarlo tutta la giornata, ma in quell’asilo i bimbi di tre anni dormivano e lui mai aveva dormito di pomeriggio. Ci provarono dicendomi “vedrai che dorme”, il risultato fu che lui stava seduto sul lettino e cantava disturbando gli altri. Nonostante stesse poche ore, quando lo andavo a prendere lo trovavo triste, seduto vicino alla maestra, con la testa sulla sua spalla e lo sguardo fisso nel vuoto. Lui, il mio bimbo iperattivo, quello che dormiva poco e faceva tanto, quello che mi diceva in continuazione “lelli lelli”, leggimi un altro libro mamma.

Decidemmo dietro consiglio di una amica di andare a visitare l’unica scuola che non avevamo tenuto in considerazione, la scuola a Metodo Montessori.

Un bel colloquio con la direttrice che, finalmente, ci disse una cosa diversa dal coro dei “cosa vuoi che sia, prima o poi si abituerà”: vostro figlio vi sta esprimendo il suo disagio, avete ascoltato i suoi bisogni fino ad oggi, continuate ad ascoltarli!

 

Una scuola stupefacente!

Il giro nella scuola Montessori fu stupefacente: dal nido alla quinta elementare c’era un silenzio surreale. All’interno delle classi i bimbi lavoravano e le maestre osservavano quiete. In corridoio c’erano dei bimbi di prima elementare intenti a mettere in fila delle perline colorate che avremmo scoperto poi essere la catena del cento, un modo per dare ai bambini la concezione delle gerarchie dei numeri toccando del materiale: questo lavoro fa parte della psicoaritmetica montessoriana. La concentrazione con la quale facevano questo lavoro era per noi incredibile: erano soli, fuori dall’aula, nessuno li controllava. Eppure il lavoro era per loro importante e interessante, non avevano bisogno di controllo.

Ovviamente io e mio marito uscimmo con le ali ai piedi, sognando di poter mandare l’indomani il nostro bimbo ma dovemmo aspettare un po’ di mesi perchè la scuola era piena. Ritirammo però subito Luca dall’altra scuola e fummo molto dispiaciuti nel sentirci dire che “ci facevamo ricattare dai pianti di nostro figlio”: quella frase fu la conferma che non era proprio in sintonia con quello che era il nostro sentire, avevamo da tanto compreso che i pianti di nostro figlio erano sempre motivati da un disagio e non andavano ignorati.

 

 Finalmente si comincia…

Finalmente venne il giorno dell’inizio della scuola a Metodo Montessori nella Casa dei Bambini: per la Montessori si chiama Casa dei Bambini e non scuola materna proprio perchè “la scuola materna” deve essere quella che dà la mamma.

Pensavo sarebbe tutto più semplice: Luca sarebbe andato nella scuola “perfetta” e anche l’inserimento sarebbe stato una passeggiata.
La maestra mi aveva detto che non avevano tempistiche prestabilite, avremmo cominciato con poche ore e che avrei dovuto stare a disposizione nella sala di fronte perchè a Luca sarebbe stato detto che in qualsiasi momento poteva uscire dall’aula e venire da me. Dopo una mezzoretta mi venne voglia di un caffè e pensai di allontanarmi un attimo. Non passarono che pochi minuti e ricevetti una chiamata sul cellulare, la voce imperiosa della maestra: “signora, torni nella stanza!” e al mio ritorno mi aspettava una vera e propria lavata di capo dalla maestra.

Mi spiegò che Luca era venuto a cercarmi e non avendomi trovato si era minata la fiducia in ciò che la maestra gli aveva detto. Poi aggiunse: Luca deve essere tranquillo e fidarsi di me, se questo non avviene non riuscirà a lavorare perchè deve potersi muovere nell’ambiente con fiducia come avviene a casa.

Io mi resi conto di quanto diverso fosse l’approccio, di quanto mio figlio venisse guardato nel suo insieme, come essere con bisogni e caratteristiche peculiari, di quanto la maestra fosse attenta a quello che succedeva in classe e proponesse invece di imporre, lasciando la scelta al bambino.

 

E amore fu!

Ero perdutamente, follemente, innamorata di questa donna e del suo Metodo Montessori, e ancora oggi lo sono.

Il mio secondo figlio frequenta la quarta elementare Montessori e il primo frequenta un liceo i cui principi si ispirano al Metodo Montessori.

Hanno avuto anche loro delle difficoltà ma sono state affrontate dalla scuola insieme a noi tenendo bene a mente la loro unicità.

In 11 anni di scuole Montessori non mi è mai capitato che i miei figli mi abbiano detto “non voglio andare a scuola perchè non mi diverto”, è successo invece il contrario: che mi abbiano detto “non voglio stare a casa da scuola!!!” ?

 

di Katia Micheletti

Consulente Professionale in allattamento materno IBCLC, tutor d’aula, formatrice, mamma

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