Il Codice dei diritti delle mamme e dei bambini in allattamento

Viene chiamato “ il codice ” per semplicità, ma si tratta del Codice di Commercializzazione dei sostituti del latte materno ed è uno strumento importante per la promozione e la tutela dell’allattamento materno.

Si tratta delle “regole” che deve seguire ogni “operatore” che si avvicini ad una mamma incinta o che allatta il proprio bimbo ed è parte integrante del codice deontologico delle ostetriche, del codice professionale delle Consulenti Professionali in allattamento materno IBCLC, nonché richiamato dai codici deontologici di medici, infermieri e pediatri

Il suo 35esimo compleanno è caduto un mese fa (21 maggio 2016) e in questi giorni è andato in onda su RAI3 all’interno della trasmissione REC  il servizio giornalistico “La mammella dello sponsor” sugli interessi commerciali che circondano l’allattamento (e il non allattamento). Lo stesso tema è stato anche trattato durante “Elacta”, il convegno internazionale sull’allattamento  di Atene a cui ho appena partecipato.

Il rispetto del codice consente alle donne di scegliere liberamente di allattare o non allattare, ma soprattutto è uno strumento per difendere le famiglie dalle politiche di marketing aggressive dei produttori di latte artificiale, qualsiasi sia la scelta sull’allattamento.

Il codice protegge sia le mamme che allattano al seno (e i lattanti) che le mamme che non allattano al seno (e i lattanti), garantendo che tutti i genitori ricevano informazioni aggiornate, coerenti e indipendenti sull’alimentazione dei loro bambini.

Il cammino verso il codice per la protezione dell’allattamento

Negli anni ’40, mentre i sostituti del latte materno si diffondevano a discapito dell’allattamento al seno, alcuni medici che lavoravano in paesi poveri iniziarono a segnalare con preoccupazione il rapporto fra alimentazione artificiale e mortalità, malnutrizione e malattie infantili.

Nel dopoguerra, le voci di coloro che denunciavano lo scandalo della promozione dei sostituti del latte materno a discapito dell’allattamento diventavano sempre più forti: numerosi professionisti sanitari iniziarono a pubblicare le loro esperienze sull’impatto che la pubblicità di prodotti industriali per l’alimentazione infantile, la distribuzione di campioni gratuiti ed altre tecniche di promozione esercitavano sulla durata e la frequenza dell’allattamento al seno.

Alla metà degli anni ’70 OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e UNICEF promossero la realizzazione di un incontro internazionale sull’alimentazione infantile, che fu realizzato nell’ottobre 1979. Fu il primo di un lungo processo che portò nel 1981 all’elaborazione del Codice ed alla sua ratifica nel maggio dello stesso anno da parte della WHA (Assemblea Mondiale della Sanità, organo deliberativo dell’OMS), dopo una consultazione tra OMS, UNICEF, compagnie produttrici di sostituti del latte materno, ONG (fra cui quella che sarebbe diventata l’IBFAN, International Baby Food Action Network) ed un gruppo di esperti in nutrizione umana. Tutti i paesi approvarono il Codice, tranne gli USA, che, a causa delle pressioni esercitate dalle compagnie produttrici, lo ratificarono 14 anni dopo.

 

Come il codice protegge l’allattamento

Il Codice Internazionale per la Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno è stato sviluppato per proteggere le madri e i professionisti dalle pressioni commerciali delle ditte produttrici, pressioni di provato impatto negativo sull’allattamento al seno. Questa attività di protezione avviene mediante:

  • l’impegno da parte dei Governi di provvedere alla diffusione di informazioni corrette circa l’allattamento;
  • l’adozione da parte di produttori e distributori di appropriate tecniche di marketing per i sostituti del latte materno e altri alimenti infantili, i biberon e le tettarelle.

Il Codice ha valore universale, cioè è valido in tutto il mondo, ed è stato adottato dall’OMS come requisito minimo per proteggere la salute infantile.

Dal punto di vista giuridico, si tratta di un codice di comportamento, meno vincolante di un trattato o di una convenzione, ma dal momento che l’Assemblea Mondiale della Sanità esprime il giudizio dei Ministri della Sanità dei Governi mondiali e dei loro collaboratori, eminenti esperti scientifici in campi specifici di salute pubblica, il suo peso politico è notevole. Inoltre molti Paesi hanno ratificato il codice dell’allattamento con provvedimenti di legge nazionali.

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Come applica il codice chi rispetta l’allattamento

Gli stati membri dell’OMS devono concretizzare il Codice in provvedimenti legislativi nazionali, nella sua interezza e come requisito minimo. Similmente dovrebbero essere recepite le Risoluzioni successive alla stesura del codice dell’allattamento stesso. Al momento della ratifica, infatti, fu riconosciuto unanimemente che con gli anni, grazie all’esperienza e a nuove conoscenze scientifiche, sarebbero state necessarie delle revisioni del documento e il Direttore Generale dell’OMS venne incaricato di produrre regolarmente rapporti sull’implementazione del Codice dell’allattamento nei vari paesi membri. Da tali rapporti periodici sono scaturite delle Risoluzioni che chiariscono punti oscuri del Codice dell’allattamento, lo aggiornano e, quando necessario, ne ampliano la portata: queste integrano il Codice dell’allattamento ed hanno validità pari ad esso.

Alla fine del 1997, circa 130 paesi avevano promulgato una legge nazionale ispirata al Codice  dell’allattamento (oggi l’OMS conta circa 197 stati membri). I fabbricanti e distributori devono comunque aderire ai principi del Codice dell’allattamento, indipendentemente da altre misure prese nei vari stati.

ONG (Organizzazioni Non Governative), gruppi professionali, istituzioni ed individui sono chiamati a denunciare eventuali violazioni.

 

A quali prodotti si applica il Codice?

  • A tutti i latti artificiali sia in polvere sia liquidi, sia le formule speciali che i cosiddetti “latti di proseguimento”.
  • A tutti gli altri prodotti che possano in tutto o in parte sostituirsi al latte materno, (tisane, the, preparati liofilizzati, omogeneizzati, creme, biscotti…) quando presentati come adatti a bambini di età inferiore a 6 mesi, quindi anche l’acqua minerale, se presentata come adatta a ricostituire latte in polvere, diventa un prodotto che rientra nell’ambito di applicazione del Codice dell’allattamento.
  • Ai biberon e le tettarelle.

 

Per questi prodotti, il Codice proibisce:

  • Ogni tipo di pubblicità e promozione al pubblico.
  • La distribuzione di campioni gratuiti (se non ai medici per motivi di valutazione personale e di ricerca).
  • Ogni tipo di contatti fra i rappresentanti delle Compagnie e donne in attesa o madri di bimbi piccoli.
  • La promozione attraverso il Sistema Sanitario sia diretta che indiretta (ad esempio attraverso l’esposizione di posters, calendari, penne, ecc.).
  • Doni alle mamme o a impiegati del settore Sanitario.
  • Che sulle etichette delle confezioni appaiano scritte o immagini che ne idealizzino l’uso (diciture come “umanizzato-maternizzato”, immagini di bimbi piccoli o animaletti ecc.).
  • Che vengano usate asserzioni nutrizionali o per la salute (“health and nutritional claims”).

Per questi prodotti, il Codice richiede:

  • Che le etichette compaiano nelle lingue appropriate per la distribuzione nei singoli paesi e riportino determinati avvisi importanti e messaggi sulla superiorità dell’allattamento al seno e sui rischi dell’uso di surrogati (art. 9-2).
  • Che tali avvisi importanti e messaggi appaiano all’interno del materiale educativo sull’alimentazione infantile, sia esso scritto, video o audio (art. 4-2).
  • Che l’informazione per i professionisti sia limitata a fatti concreti e scientifici (art.7-2).
  • Che sulle confezioni dei latti in polvere vengano riportate le norme per una corretta preparazione (secondo le direttive dell’OMS) ai fini di minimizzare il rischio di infezione da Cronobacter (Enterobacter) Sakazakii, potenzialmente presente nel prodotto anche se la confezione è intatta.

Chi sorveglia i diritti delle mamme che allattano?

L’IBFAN (International Baby Food Action Network) è l’associazione che a livello internazionale si occupa di vigilare sullo stato di attuazione del Codice dell’allattamento, conducendo periodicamente delle inchieste di verifica in tutto il mondo, anche in Italia c’è IBFAN Italia.

 

In Italia c’è la legge ma manca la sanzione

Anche l’Italia ha sottoscritto il Codice dell’allattamento, così come tutti i paesi dell’Unione Europea. Quest’ultima ha impartito nel 1991 una direttiva che chiedeva a tutti i paesi membri di approvare una legge entro il 1994. L’Italia lo ha fatto con il DM n° 500 del 6 Aprile 1994 (6), ben tredici anni dopo aver sottoscritto il Codice dell’allattamento e in maniera estremamente “leggera”, lasciando ampi spazi alla prosecuzione di politiche scorrette (secondo quanto stabilisce il codice dell’allattamento) nei confronti dei lattanti.

Nel 2000 era stata emanata una circolare che aveva fatto ben sperare, la Circolare 24 ottobre 2000 , n. 16 “Promozione e tutela dell’allattamento al seno”, che fra le altre cose precisa che “Le stesse lettere di dimissioni per i neonati non devono prevedere uno spazio predefinito per la prescrizione del sostituto del latte materno equiparandolo ad una prescrizione obbligatoria”: peccato che a questa circolare non sia mai seguita una disciplina sanzionatoria, quindi nel momento in cui viene segnalata una violazione di questo genere il Ministero può solamente segnalare agli ordini di appartenenza l’operatore che ha effettuato la prescrizione.

Il Ministero della Salute con la G.U. n. 32 del 7-2-2008 – Suppl. Ordinario n. 32, art. 9 ha emanato le “Linee di indirizzo nazionali sulla protezione, la promozione ed il sostegno dell’allattamento al seno” in cui raccomanda che “(…) servizi sanitari e sociali, con i loro operatori, ed i produttori e distributori di sostituti del latte materno, di biberon e di tettarelle, rispettino pienamente lo spirito e la lettera del Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno e le successive Risoluzioni rilevanti dell’Assemblea Mondiale della salute, sottoscritte dall’Italia”.

 

 

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Cosa può essere sanzionato in Italia

Il Decreto Ministeriale 82-2009 (che trovate a questo link http://www.altalex.com/index.php?idnot=10734), e successivamente il Decreto Legislativo 84/2011 contengono la disciplina sanzionatoria (http://www.altalex.com/index.php?idnot=14553). Questa legge ancora non recepisce in toto il Codice dell’allattamento, ad esempio biberon e tettarelle non sono coperti, ma è la più rispondente ad esso emanata finora.

La disciplina sanzionatoria si applica a:

  • sicurezza nella fabbricazione e immissione in commercio di alimenti per lattanti e di proseguimento
  • etichettatura e presentazione di alimenti per lattanti e di proseguimento
  • pubblicita’ di alimenti per lattanti e di proseguimento
  • modalita’ di commercializzazione, di distribuzione di campioni e forniture di alimenti per lattanti
  • predisposizione e diffusione di materiale informativo e didattico nel settore dell’alimentazione dei lattanti e della prima infanzia

Cosa possono fare gli operatori?

Gli Operatori (cioè tutti coloro che vengono in contatto a qualsiasi titolo con le donne incinte o con le neomamme) possono col loro comportamento influenzare le scelte di una mamma su come alimentare il proprio bambino.

Ecco cosa possono fare nell’ambito della promozione e della tutela dell’allattamento:

  • Rifiutare di fare promozione di prodotti coperti dal Codice dell’allattamento(cioè latti artificiali, biberon, ciucci, ecc.), sul posto di lavoro e altrove;
  • Rifiutare di fare da mediatore tra compagnie e madri (evitando di passare loro campioni, valigette, regali di vario tipo ma anche opuscoli e materiale informativo prodotto dalle compagnie).
  • Rifiutare campioni e forniture gratuite o a basso costo.
  • Rifiutare regali, di ogni tipo, compresi quelli di piccola entità (come penne, poster, calendari ecc) specialmente se contengono nome o logo del produttore.
  • Non accettare informazioni che non siano fattuali e basate su prove scientifiche.
  • Rifiutare pagamenti per lezioni, corsi, conferenze, congressi, ricerche, articoli etc, o accettarli solo se per via istituzionale e in fondi ciechi, da usare per le priorità dell’istituzione.
  • Prevenire qualsiasi tipo di conflitto d’interesse, individuale o collettivo: “I professionisti hanno un conflitto di interessi quando interessi o obblighi compromettono l’indipendenza del loro giudizio o la loro lealtà ad individui che hanno il dovere etico e/o legale di assistere”. (Rodwin MA “Medicine money and morals: physicians’ conflicts of interest”) oppure, nel caso dovessero trovarsi in situazioni dubbie, dire o riportare la seguente frase “dichiaro che le informazioni che vi darò in merito all’allattamento rispettano il Codice di Commercializzazione dei sostituti del latte materno” e, nel caso in cui vi sia un’azienda sponsor, “che non sono in conflitto di interessi con l’azienda XY”
  • Far pressione affinché vengano approvate leggi più rigorose, e affinché siano applicate.
  • Segnalare ad IBFAN le violazioni del Codice dell’allattamento o invitare le mamme a farlo personalmente

Cosa possono fare le mamme

  • Diffondere il Codice dell’allattamento fra gli operatori e le persone che non sanno della sua esistenza
  • Chiedere che venga rispettato
  • Rifiutare campioni gratuiti e regali
  • Segnalare a IBFAN Italia le violazioni:
    IBFAN Italia
    Via Valpinzana, 33 – 50050 Cerreto Guidi (FI)
    Fax 055 74 69 774
    E-mail: segreteria@ibfanitalia.org

Come sta evolvendo la situazione del Codice dell’allattamento negli altri paesi

Recentemente RCOG – Royal College of Paediatrics, l’omologo britannico della nostra società pediatrica nazionale, ha deciso di rifiutare sponsorizzazioni da parte dei produttori che rientrano nel campo di applicazione del Codice dell’allattamento.

Il 9 maggio è stato lanciato il rapporto congiunto OMS/UNICEF/IBFAN sul monitoraggio ed implementazione del codice dell’allattamento in 194 Paesi, Oltre al rapporto congiunto, e per migliorare ulteriormente il sostegno ai paesi per l’attuazione del Codice Internazionale, l’OMS, in stretta collaborazione con l’UNICEF, ha formato una rete di organizzazioni delle Nazioni Unite, della società civile e della ricerca accademica chiamata NetCode, che sta sviluppando protocolli e strumenti per il monitoraggio e l’applicazione del Codice, sta fornendo assistenza tecnica diretta ai paesi, e sta facendo azione di advocacy per una completa adesione al Codice Internazionale. Il sito internet di NetCode sarà attivo tra poco.

Per saperne di più sul Codice dell’allattamento

 

profile_new_03di Katia Micheletti

Consulente Professionale in allattamento materno IBCLC, tutor d’aula, formatrice, mamma

 

 

 

Katia è autrice dei nostri per-corsi dedicati all’allattamento

 

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Fonti bibliografiche:
IBFAN (International Baby Food Action Network)
www.ibfanitalia.org
OMS-UNICEF
www.unicef.it/allegati/codice_sostituti_latte_materno_1.pdf

www.unicef.it/Allegati/Operatori_e_Codice.pdf
www.unicef.org/lac/20160509_WHO_UNICEF_IBFAN_2016_Code_Status_Report_EN.pdf

Decreto Ministeriale 82-2009
Decreto Legislativo 84/2011
MAMI (Movimento Allattamento Materno Italiano)
Saperidoc

 

 

Immagini nell’articolo: Felizidad, sosta in paese on Flickr.com

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