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Come funziona l’ormone dell’amore nel parto

Ossitocina: l’ormone dell’amore

L’ossitocina è un ormone prodotto dall’ipotalamo che viene spesso definito l’ormone dell’amore.
La sua presenza infatti favorisce le interazioni sociali e i legami affettivi, la tenerezza, la dolcezza e l’amorevolezza ed ha un ruolo centrale durante l’atto sessuale, la gravidanza, il parto e l’allattamento.

Qual è il ruolo dell’ossitocina nel travaglio e nel parto? C’è una differenza tra l’ossitocina che produciamo e quella che viene somministrata con la flebo per accelerare le contrazioni? Cosa c’entra l’ossitocina con l’amore?

 

Che la gravidanza e l’atto di dare alla luce un bambino siano atti d’amore, in un certo senso si è sempre saputo.
Lo sanno le nostre cellule, le nostre esperienze.
Lo sanno i corpi di due amanti che incontrandosi concepiscono la vita.
Lo sa una madre che si accarezza la pancia ascoltando il proprio bimbo crescere nel ventre.
Lo sanno le religioni e tutti i mondi spirituali.
Lo sanno i poeti, gli artisti.
Lo sa chiunque abbia buonsenso.

E lo sa perfettamente anche il nostro corpo.
Che in quanto ad ormoni sa bene che cosa fare.

I nostri ormoni regolano le nostre emozioni e i nostri comportamenti, ed é un circolo virtuoso perché i nostri comportamenti regolano i nostri ormoni.

Sistema orto-simpatico e para-simpatico: il ruolo nel parto

Per i non addetti ai lavori, il sistema orto-simpatico potrebbe essere un utile strumento per rendere gli orti agricoli simpatici e utili, mentre quello para-simpatico, un utile aggeggio per pararsi dai super-simpatici (tipo me adesso).

In realtà questi due termini sono molto utili per farci conoscere maggiormente come funzioniamo e cosa accade durante il parto.

Anna Maria Rossetti, ostetrica della scuola elementale, durante il convegno “Nascere Insieme. Il tempo dimenticato della nascita”, tenutosi a Verbania nel 2016, racconta il ruolo dei fattori psiconeuroendocrini (pnei) della nascita spiegando la differenza fra il sistema orto-simpatico e quello parasimpatico.

Il sistema ortosimpatico -> attacco e fuga o paralisi

Il sistema orto simpatico viene attivato come risposta allo stress e genera una reazione di attacco e fuga.
Gli ormoni coinvolti in questo processo sono l’adrenalina e la noradrenalina.
L’asse coinvolto quando c’è stress è l’asse ipotalamo, ipofisi, surrene; esso risponde sempre allo stress, sia che esso sia emotivo, psichico o ambientale.
A seguito di esso si attiva la reazione combattimento, fuga o paralisi (fight, flight or freeze response).

Per comprenderne il senso pensiamo ad un animale che vede un pericolo, per esempio quando percepisce la presenza di un predatore.
Quello che fa automaticamente è o combattere, o scappare oppure, altra possibile risposta, può diventare immobile.
Nel combattimento e nella fuga, ciò che è importante è che il sangue fluisca in periferia in modo da irrorare di più i muscoli quali gambe e braccia utili per il combattimento o per scappare velocemente. Tutte le attività legate per esempio alla digestione vengono bloccate per portare l’energia laddove è più utile ai fini della sopravvivenza.

Insomma… Se sto scappando dalla tigre con i denti a sciabola non ho tempo di digerire!

Per comprendere ancora meglio… Hai presente quando vi è un’aggressione verbale? in quel caso, si può rispondere attaccando verbalmente, (combattimento) oppure evitando del tutto il conflitto (fuga) o rimanendo senza parole, quasi immobilizzati (paralisi).

La cosa interessante è il fatto che in noi esseri umani, la percezione del pericolo può essere soggettiva. Infatti in noi si può attivare il sistema di allarme anche in assenza di possibili predatori.

 

Il sistema parasimpatico -> l’antistress naturale

Il sistema parasimpatico é invece il sistema che abbassa i livelli di stress. Lascia andare il controllo dell’ambiente circostante, ci predispone ai contatti sociali amorevoli e di cura. Il suo mandato è: riposa e digerisci.
A questi livelli il sangue può irrorare le zone più centrali del corpo, lasciando la persona in uno stato di rilassamento.

Il parto é un evento involontario e non c’è modo di migliorare un qualcosa che é già perfetto di per se quando avviene in modo indisturbato.
Il partorire è qualcosa di naturale che promuove la salute ed è anche culturale e quindi dipende da che cultura promuoviamo, dice Anna Maria Rossetti.

Durante il parto, é importante che il sangue sia nelle zone deputate al parto e non agli arti esterni come c’é quando c’è stress e attacco e fuga. Quando la donna percepisce l’ambiente esterno come pericoloso, ha una reazione attacco e fuga e l’attivazione del sistema orto-simpatico. Questo comporta un utero meno irrorato di sangue, una minore dilatazione e quindi il bimbo rimane su e non scende (portando spesso al cesareo). Si viene inoltre a creare l’acido lattico che si forma quando l’utero é stressato, ossia quando una donna spinge e spinge ma non si dilata.

Questa situazione l’ho trovata molto spesso nei racconti dei parti di donne che hanno avuto un cesareo di urgenza. Il vissuto spesso è di un travaglio infinito, molto doloroso e il senso di sconfitta e talvolta anche di liberazione dato dal fatto che il bambino non scende e quindi bisogna procedere per il cesareo.

Ecco perché è importante l’ambiente che si ha attorno durante il parto.

Parlare spesso alla donna, dirle ripetutamente cosa fare e in che posizione mettersi, farla stare sola in un ambiente freddo e distaccato, visitarla spesso, fare flebo, iniezioni, tenere una luce molto forte, rendono la percezione dell’ambiente esterno “pericoloso”.

Insomma… come dice l’ostetrica Anna Maria Rossetti, a trattare meglio la gente, si partorisce meglio. Per farlo capire occorre passare anche dalle neuroscienze, é un po’ strano ma é così.

La reazione allo stress: la differenza fra uomo e donna

Anna Maria Rossetti spiega inoltre come la donna e l’uomo differiscono per il modo in cui si salvano da un pericolo.

Pensiamo ai nostri antenati: nella grotta, di fronte ad un attacco, l’uomo difende e va a combattere, la donna invece raduna i bambini e aumenta il comportamento di vicinanza con gli altri facendo unione.

Quindi, di fronte ad un pericolo l’uomo va fuori armato.
Le donne invece abbassano i livelli di stress cambiando l’atteggiamento in comportamento gregario affettivo e relazionale e di cura.
Ecco perché é importante il travaglio. È un evento stressante che però porta ad attivare nella donna un comportamento affettivo e di cura importante alla nascita del bambino.
A conferma del fatto che la natura ha già pensato a tutto.

Andando ad esplorare nelle favole e nella mitologia, che da sempre contengono gli archetipi: Biancaneve nel bosco pauroso si fa amici i nanetti e… si salva!

Ossitocina endogena e ossitocina indotta nel parto: due scenari

L’ossitocina è la benzina del parto: nel sangue fa contrarre l’utero, nel cervello agisce come ansiolitico. Quando c’è lo stress va ad agire sull’area del cervello limbico nell’amigdala e fa ridurre l’ansia e l’aggressività.

Un aspetto importante da sapere è che questa azione di riduzione dell’ansia si ha solo con l’ossitocina naturalmente prodotta dall’organismo, mentre non può essere ottenuta dall’ossitocina somministrata per via endovenosa, questa infatti non passa la barriera ematoencefalica.
Questa è una grande differenza tra ossitocina naturale e ossitocina indotta.

Anche questo aspetto è molto presente nei racconti di parti che ho ascoltato o letto dalle donne che si sono affidate a noi di Lallafly.
Chi ha avuto un parto naturale (naturale non significa solo vaginale), ricorda sì la fatica del parto, riporta però anche un senso di benessere e gioia durante tutto l’atto, elemento determinato anche dalla presenza di ossitocina endogena (ciò prodotta dal proprio corpo). Vissuto molto diverso invece da chi ha ricevuto una dose di ossitocina sintetica che non è arrivata a livello centrale e quindi non ha avuto l’effetto di riduzione dell’ansia.

Inoltre, Kerstin Uvnas-Moberg , una delle più grandi esperte di ossitocina a livello mondiale, che ho avuto il piacere di conoscere durante il convegno “Maternità, mortalità, normalità. La paura e la bellezza dell’aiuto alla nascita” tenutosi a Genova nel 2016, ha chiarito molto bene che cosa accade quando l’ossitocina viene somministrata esternamente.

Kerstin Uvnas Moberg ricercatrice scandinava di fama mondiale, con Simona Vanetti psicologa e fondatrice di Lallafly
Kerstin Uvnas Moberg ricercatrice scandinava di fama mondiale, con Simona Vanetti psicologa e fondatrice di Lallafly

Durante il travaglio, l’ossitocina indotta fa sì che la donna abbia contrazioni molto veloci e ravvicinate e quindi non parta in lei il sistema dell’ossitocina endogena.
Nel bambino ciò ha delle conseguenze alla pelle perché l’alto tasso di ossitocina che viene dato alla madre rende la pelle del bambino più sensibile e il fatto che sia esposto a più contrazioni veloci dell’utero fa sì che il tocco non sia una carezza bensì un qualcosa di fastidioso e “doloroso”.

La cosa migliore è quindi che sia la donna stessa a secernere l’ormone dell’ossitocina. Vediamo quali sono i fattori che agevolano questo processo.

Fattori che promuovono la produzione dell’ossitocina

  • Il buio e le luci soffuse permettono più facilmente il rilascio di ossitocina. Se pensiamo per esempio ad una situazione intima, viene più semplice immaginarci e lasciarci andare in un ambiente con una luce soft se non addirittura al buio.
  • Il massaggio aiuta nella produzione di ossitocina.
    Kerstin Uvnas-Moberg dice che, laddove la donna lo accoglie volentieri, un massaggio è il benvenuto, anche da parte dei papà; l’importante è che loro siano tranquilli e rilassati, altrimenti trasmettono stress alla donna con tutte le conseguenze che oramai conosciamo.
  • Un clima familiare, caldo, rispettoso dei tempi e dei movimenti della donna.
  • Un ambiente piacevole

Un parto e una nascita rispettata fanno sì che la natura della donna e del bambino possano esprimersi nella loro forza e perfezione.

Il contatto pelle a pelle nei primi istanti dopo la nascita

Il picco di ossitocina si ha proprio nei primi momenti dopo il parto, quando, attraverso il contatto pelle a pelle il rilascio dell’ossitocina consente la creazione del legame di bonding tra mamma e bebè.

Nei protocolli ospedalieri in passato era abitudine togliere il bambino alla madre alla nascita, ma questo toglie l’incontro. Ora per fortuna le cose stanno cambiando e ascoltando le mamme durante i cerchi di donne, gioisco nel sapere che ci sono sempre più ospedali che rispettano il contatto pelle a pelle del bambino con la mamma subito dopo la nascita.
Il contatto pelle a pelle rispettato senza interruzioni è favorevole perché:

  • consente il bonding mamma-bebè.
  • Si crea un ambiente di sostegno.
  • Vi è la vasodilatazione del petto della madre che fa si che si aumenti di 2 gradi il calore del suo petto per ricevere il proprio bimbo.
  • Riduce l’emoraggia post partum.
  • Velocizza le contrazioni uterine.
  • Rispetta la cascata di sensazioni ed emozioni quando il bimbo nasce.

Aprirsi all’amore

Un bambino arriva a seguito dell’amore fra due persone e la fisiologia ci conferma che la presenza dell’ormone dell’amore, l’ossitocina, è un elemento fondante di tutto il processo di concepimento, gravidanza, parto e allattamento.
Ciò che permette la crescita in gravidanza, fa contrarre l’utero, aprire la cervice uterina, abbassare l’ansia, é lo stesso processo che sostiene l’incontro, l’adattamento del bambino, e fa sì che la madre abbia più tolleranza.
Quello che è meraviglioso è il rendersi conto che l’esserci, il nascere, il vivere è, sotto tutti i punti di vista, un atto d’amore. Lo dicono anche gli ormoni!

 

di Simona Vanetti

Psicologa, artista, formatrice 

 

 

 

 

 

crediti immagine: brusalvate su pixabay

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